IL BORGO DI VIGOLENO E LA FAMIGLIA SCOTTI
Il Borgo di Vigoleno per almeno seicento anni è vissuto all’ombra di un castello e delle sue alterne vicende che hanno interessato una famiglia: quella degli Scotti. Di questa famiglia non si hanno notizie prima del XIII secolo, non vi sono scritti o atti, e la mancanza di informazioni non consente di affermare con certezza la sua origine.
L’investitura ricevuta dall’Imperatore Sigismondo nel 1414 che accredita la famiglia Scotti come ceppo della regale famiglia scozzese dei Douglas è considerata da alcuni studiosi come priva di fondamento storico.
Questa investitura vuole far discendere gli Scotti dal condottiero Guglielmo, figlio di Shoto e fratello di Ugo del clan dei Douglas scozzesi che seguì Carlo Magno nelle imprese d’Italia. Nel 1414 gli Scotti furono insigniti del titolo potendo accostare al loro cognome anche quello dei Douglas, signori di Castell’Arquato, Fiorenzuola e Vigoleno.
Oggi gli storici credono che gli Scotti, ricchi e potenti agli inizi del XIII secolo grazie ai commerci e all’attività creditizia, derivino da una progenie gentilizia in epoca comunale.
Il primo membro di questa famiglia di cui si ha notizia è Lanfranco figlio di Davide, che è rappresentante del Comune di Piacenza. Lanfranco ebbe quattro figli: Giovanni, Ruffino, Rolando e Rinaldo da cui discenderanno tutti i rami della famiglia: Vigoleno, Sarmato e Fombio, Castelbosco e Mamago, Passano, Varsi e Gravago.
Gli Scotti appartenevano al partito dei guelfi, erano i capi di questo partito nel piacentino. Crearono una società che raggruppava i nobili piacentini: la Societas Scotorum, che agiva sia a livello commerciale che bancario operando sulla piazza di Genova e all’estero.
Gli importanti profitti che realizzarono permisero loro di fare molti investimenti creando un notevole patrimonio fondiario che rimase quasi inalterato fino alla fine del XIX - inizio del XX secolo.
Giovanni, il primogenito di Lanfranco diede origine alla discendenza degli Scotti di Vigoleno, Sarmato e Fombio.
Il figlio di Giovanni, Alberto, fu eletto nel 1290 capitano del popolo e signore di Piacenza. Alberto nutriva il desiderio di creare una propria signoria; nel 1302 sconfisse Matteo Visconti che fece prigioniero ed estese il suo dominio fino a Milano e Bergamo. Fu per un breve periodo Signore di Milano, ma nonostante la sua appartenenza al partito guelfo venne lasciato solo dai suoi alleati e costretto a lasciare Milano ai Visconti. Perse il potere e lo riacquistò in modo altalenante fino alla sua sconfitta definitiva del 1317 per mano di Galeazzo Visconti.
Questa sconfitta fece tramontare in modo definitivo ed ultimativo la possibilità di creare una signoria a guida piacentina.
Alberto Scotti, che iniziò i lavori del grande palazzo comunale di Piacenza detto Gotico, ebbe quattro figli: Francesco I da cui discendono i conti di Vigoleno, i conti di Sarmato e i conti di Agazzano: Pietro, Giacomo e Nicolò, da cui si generano gli Scotti di Vicomarino, di Castel san Giovanni e di Fombio.
Giovanni e Francesco I figli di Alberto II e di Cristoforo, nipoti di Francesco I vennero insigniti nel 1404 da Giovanni Maria Visconti del titolo di comitale di Agazzano il primo, e di comitale di Vigoleno il secondo. Ottennero anche nel 1407 il feudo di Castell’Arquato.
Il dominio degli Scotti di Sarmato fu burrascoso e conteso dalla famiglia Arcelli Fontana. Alberto Scotti venne imprigionato nella Rocca d’Olgiso nel 1410.
Alberto tornò in libertà grazie al pagamento di un riscatto, nel 1414, e insieme al fratello Pietro ricevette dall’Imperatore Sigismondo di Lussemburgo, con bolla Imperiale data a Cremona il 12 Febbraio 1414, il titolo di comitale di Catell’Arquato, Fiorenzuola, Vigoleno e di altri luoghi (come risulta dall’atto notarile del 22 agosto del 1421 del Notaio Bartolomeo da Caverzago), furono anche insigniti del titolo di Douglas. Alberto rientrò in possesso di Sarmato solo nel 1441 quando la potenza degli Arcelli venne meno. In seguito ottenne anche l’investitura dei feudi di Carpaneto, Chero e Fontana Fredda dai Duchi di Milano. Pietro morì giovane e la Madre nel 1423 fece trasferire le sue ossa che erano sepolte nella pieve di Vigoleno in San Giovanni in canale a Piacenza.
Il Conte Bartolomeo Scotti Douglas figlio di Alberto II° fu Consigliere di Francesco e Galeazzo Maria Duchi di Milano. Appresso de’ cittadini godeva di molta fama. Contribuì notevolmente al riassetto della città di Piacenza finanziando il riassetto delle mura della città che cadevano in rovina. Nel 1479 l’8 di Ottobre gli fu concesso da Gian Galeazzo Maria Sforza Duca di Milano il permesso di finire e restaurare il castello di Diolo per potersi meglio difendere dalle violenze e molestie degli uomini di Rustigazzo e il 1° agosto del 1478, ebbe sempre da Galeazzo Maria Sforza Visconti l’assenso di fortificare e restaurare i Castelli di Gragnano ed Agazzano. Bartolomeo Scotti Douglas ebbe in moglie la Contessa Eleonora Rossi di S. Secondo dalla quale ebbe Francesco Maria primogenito – Giovanni Maria – Antonio Maria – Ippolita – Antonia.
Il ramo degli Scotti Douglas di Vigoleno dettero anche i natali al Conte Pietro Maria detto il Busio figlio di Francesco Maria e della Marchesa Francesca Pallavicini che si distinse per aver intrapreso una lotta contro la città di Piacenza per sovvertire il partito Guelfo a cui era appartenuto ma dal quale disertò facendosi Ghibellino. Sono diverse le scorribande a cui partecipò in tutto il territorio piacentino da Ferriere ad Agazzano dove fu trucidato nel settembre del 1521. Pietro Maria ebbe in moglie la Contessa Camilla Scotti Douglas di Fombio figlia di Ettore I° dal quale nacque Galeazzo che fu soprannominato il Busino perché nella vita agì come il padre e come lui morì trucidato.
Nel frattempo intorno al 1540 il Conte Alessandro Maria Scotti Douglas figlio di Guglielmo che a sua volta era figlio anch’esso di Francesco Maria e della Marchesa Francesca Pallavicini, fece restaurare e riabbellire l’Oratorio di famiglia sulla piazza della fontana a Vigoleno che era stato edificato nel 1389 dal Conte Francesco Scotti figlio di Cristoforo quando il Duca di Milano Giovanni Angelo Maria Visconti gli concesse la facoltà della ricostruzione del Castello di Vigoleno.
La casata degli Scotti di Vigoleno conta anche un Marchese nella figura di Cesare Maria Scotti Douglas figlio di Alessandro Maria e della Contessa Eleonora Confalonieri. Quest’ultimo ebbe in moglie in prime nozze la Contessa Angela Anguissola figlia del Conte Roberto di Monte Santo, ed in seconde nozze la marchesa Vittoria Landriana Della-Rovere. Cesare Maria fu uno dei più amati Cavalieri della Corte del Duca Ranuzio Farnese, che con regio diploma, lo creò Marchese di Vigoleno, Diolo, Carpaneto e sue Giurisdizioni. Il Marchese Cesare Maria Scotti Douglas fu Ambasciatore del Duca Ranuzio I° alle Corti di Roma, Spagna e Torino, nonché presso ai più possenti Principi degli italiani e stranieri. Morì a Milano il 12 Ottobre 1622 e le sue spoglie riposano in S. Giovanni in canale a Piacenza.
La vicenda dei Marchesi si arricchisce con il figlio di Cesare Maria il Marchese Odoardo Scotti Douglas che fu Gran Scudiero e Cavallerizzo Maggiore di S.A. il Duca Ranuzio II ed Ambasciatore in Germania nella circostanza del matrimonio di Dorotea Sofia di Nevburg con il Principe Odoardo Farnese. Il figlio di Odoardo il Marchese Filippo Scotti Douglas che ebbe in sposa la Contessa Anna Boschetti di Modena fu anch’egli Cavaliere e ricevette un’istruzione classica e scientifica. Fu dichiarato Cavallerizzo maggiore dal Duca Francesco Farnese con patente del 30 Agosto 1693 e aggregato alla Cittadinanza Modenese con diploma di Rinaldo Duca di Modena il 30 marzo 1731. È il Marchese Filippo Scotti Douglas che fabbricò dalle fondamenta il Palazzo degli Scotti di Vigoleno in Piacenza nelle vicinanze di San Giovanni in Canale collocandovi la prima pietra il 20 giugno del 1718. Questo Palazzo venne edificato sulle rovine di quello che era stato abitato da Alberto suo grande Avo e devastato nel 1309 dalle fazioni allora dominanti. L’edificio fu eseguito da Ignazio Cerri mastro murario. Il Marchese Filippo Scotti Douglas degli Scotti di Vigoleno morì il 2 luglio del 1732 e venne inumato nel sepolcro di famiglia in San Giovanni in canale a Piacenza.
Il Marchese Filippo e la Contessa Anna Maria Boschetti generano diversi figli tra cui il primogenito che eredita il titolo di Marchese sarà Francesco Scotti Douglas che verrà ammogliato con la Marchesa Lucrezia Pallavicini di Parma.
Per arrivare al Conte Gaetano Maria Scotti Douglas figlio dei Marchese Filippo e della Marchesa Teresa Tebaldi che sposò la Contessa Calciati figlia del Conte Giuseppe. Il Marchese Filippo Scotti Douglas figlio del Marchese Alberto e della Marchesa Francesca Recalcati era probabilmente il nipote del Marchese Francesco Scotti Douglas.
Comunque il Conte Gaetano Maria Scotti Douglas passerà molto tempo a Vigoleno e viene ricordato perché nel 1850 fece rassettare e rendere perfettamente carreggiabile la strada della Pona che connetteva Vigoleno al piccolo comune di Vernasca permettendo a tutti i villaggi del circondario un migliore collegamento. Nello stesso anno inoltre fece riabbellire e restaurare il Castello di Vigoleno.
Naturalmente la Famiglia degli Scotti di Vigoleno fu molto più numerosa, si è voluto solo porre in evidenza come questa famiglia abbia giocato un ruolo importante non solo nel ristretto ambito territoriale di Vigoleno ma anche nel Ducato e attraverso esso in Europa, nei diversi paesi che alcuni suoi membri hanno visitato come Ambasciatori.
Nei secoli questa famiglia si è articolata in diversi rami tra cui quello Piemontese quello Napoletano; ha abitano a Vigoleno, Sarmato, Gravago, Varsi, Passano, Mamago, Casa del Bosco, Fombio, Vico-Marino, Agazzano, Cremona, Parma e un ramo si è spostato in Spagna.
“A questi antichi nomi, altri ne aggiungeremo registrati nelle istorie e cospicui, per servigi militari prestati anche fuori patria ed altri non meno illustri per sapienza civile, se lunga di troppo non si apprestasse la materia, abbisognevole d’altronde di speciali consultazioni. Noi potremmo dire di Nicolò (1514) valoroso e prudente condottiero delle Armate Veneziane nelle guerre contro i Duchi di Milano, lodato per scienze militari dal Doge Loredano in nome di quella repubblica: di Ranuzio (1690), insignito di cariche diplomatiche rilevantissime, politico avveduto, personaggio di grave autorità anche presso altre corti italiane. E di Orazio Scotti specialmente diremmo, compagno nelle imprese di Fiandra e di Navarino ad Alessandro Farnese, che l’ebbe a ricordare onorevolmente nelle sue tavole testamentarie. Ci basti però l’indicare quei nomi e chiudere queste brevi note biografiche con Giulio Clemente Scotti, che levò alta la fama di sé sui primi del secolo decimo settimo. In quel tempo in cui le università italiane gareggiavano per chiamare alla cattedra specialmente di Filosofia e di Teologia gli uomini più celebri; lo Scotto bandiva quelle scienze prima da quelle di Parma, poi di Ferrara, quindi di Bologna. Egli vide, che la Scolastica cupa e fallace circoscriveva le menti in sfera angutissima, che ritardava le utili cognizioni del vero, e creava una Filosofia di parole insidiosa, arida e battagliera, una Teologia più ridondante di sottigliezze che di solidità; lontano da questi principi tentò con indefesse locubrazioni che prevalessero le sue dottrine e le difese colle stampe, si da rendersi impossibile nella Compagnia di Gesù, cui nella giovinezza erasi ascritto. Uscitone infatti, sciolse gli sdegni contro la medesima e singolarmente verso il Cardinale Sforza Pallavicini, suo emulo, cui per avventura assalì troppo velenosamente in varie opere che divulgò colle stampe. Venezia lo accolse mentre su di lui fremeva più che mai la tempesta e, riconosciutone l’ingegno, non dubitò di eleggerlo professore di diritto canonico nella Università di Padova in quei dì ancora fiorente.
Non è inutile avvertire che i diversi rami delle famiglie Scotti che si distinguono negli alberi di genealogia, hanno convalidazione dalle attestazioni tratte dai documenti o conservati negli Archivi di questa famiglia (che sono in buon numero e di autenticità incontrastabili) o di atti originali di Notai che trovansi nell’Archivio pubblico; che quelle attestazioni sono munite di autenticazioni; finalmente che le genealogie su espresse si riferiscono solamente ai discendenti di Alberto I°. detto il Riccio, distinte, come ebbimo a dire, né Scotti Douglas di Vigoleno Sarmato e Fombio”
(NOTIZIE GENEALOGICHE, RELATIVE ALLE FAMIGLIE DEI NOBILI SIGNORI, CONTI SCOTTI DOUGLAS DI VIGOLENO, SARMATO E FOMBIO – LUIGI NALDI – PIACENZA 22 MAGGIO 1858)
IL BORGO DI VIGOLENO
Vigoleno, come Castell’Arquato, è un tipico esempio di Castrum, probabilmente luogo dove esiste già un villaggio in epoca romana.
Intorno al X secolo esisteva già un antico fortilizio che assolveva a funzioni difensive e di controllo del territorio piacentino che confinava con Parma.
Nel 1141 Vigoleno acquistava il diritto a farsi difendere dal Comune di Piacenza, e pochi anni più tardi divenne un possedimento dei Pallavicino.
Secondo il Cronista Codagnello, nel 1238 diversi soldati armati di balestra stavano nel borgo in pianta stabile.
È tra il duecento e il trecento che la famiglia Scotti fece di Vigoleno uno dei suoi possedimenti cruciali per affermare la propria supremazia a Piacenza, ma questo processo non fu pacifico.
Il primo insediamento degli Scotti a Vigoleno è quasi certamente avvenuto dopo il 1200, periodo durante il quale la famiglia acquista beni nei pressi di questa località.
Vigoleno fu in quegli anni al centro della disputa tra Ghibellini e Guelfi. Gli Scotti erano guelfi e durante tutte queste scorribande il Castello di Vigoleno andò distrutto.
Ricostruito intorno al 1370 passò sotto il controllo della città di Piacenza. Trascorsi alcuni anni e durante le ostilità che videro contrapporsi i Visconti e Amodeo di Savoia alleato della Santa Sede fu espugnato dai soldati pontifici nel 1373, ma nel giro di pochi giorni Vigoleno tornò ai Visconti, grazie all’intervento del ghibellino Giovanni Anguissola.
Ripreso il castello, questo venne distrutto in maniera tale che non rimaneva pietra sopra pietra.
Non ci è dato sapere che forma avesse l’antico castello e se fosse dotato di Mastio. Certo è che osservando le attuali mura pare riconoscere alcuni elementi che non andarono totalmente distrutti, ma furono poi incamerati nella nuova struttura edilizia.
Sappiamo infatti che nel 1385 gli Scotti tornarono in possesso dei luoghi e che il 29 ottobre 1389 Francesco Scotti otteneva dal duca di Milano licenza per poter riedificare il castello.
Ottenne anche un diploma dal duca Gian Maria Visconti, datato 1404, che elevava questo luogo a contea.
Le vicende però riguardanti il castello non furono sempre lineari nei secoli a venire, vi furono infatti sottrazioni al patrimonio operate dai fratelli Piccinino (1441-1449) e poi altre ancora, solo nel XVI secolo gli antichi padroni rientrarono nel pieno possesso dei loro diritti acquistandoli dalla Casa Farnese. Per volere del duca Ottavio, infatti, i beni furono incamerati nel patrimonio ducale. Sono gli stessi Farnese, con Ranunzio, ad insignire del titolo di marchese gli Scotti del ramo di Vigoleno i quali da allora terranno il castello fino alla fine dell’800 per poi passare a diversi proprietari nel corso del ‘900.
Vigoleno si trova a difesa di un vasto territorio che si sviluppa a sud-ovest del borgo a cui fa da contraltare il castello di Bardi. Rispetto a Vigoleno, scendendo verso sud in linea retta troviamo il castellazzo di Pellegrino e a oriente Contignaco e Tabiano mentre in direzione nord-ovest, tenendo come centro Vigoleno, il castello di Scipione. A nord in linea retta Lusurasco, Alseno e Castelnuovo Fogliani.
Nel XII secolo sappiamo con certezza del castello di Vitalta che darà i natali a Santa Franca, e poi naturalmente di Morfasso e dintorni, terra di confine dove sorsero conventi e monasteri.
Tutto il territorio piacentino è straordinariamente ricco di rocche, castelli o cascine fortificate che nel corso dei secoli sono servite come presidio e difesa di un vasto territorio agricolo.
Vigoleno non è solo il luogo della contesa tra famiglie e soprattutto non è solo un Castello: Vigoleno è il Borgo, luogo di genti che qui hanno vissuto e lavorato nel corso dei secoli. Basti pensare al ruolo giocato dagli abitanti di Vigoleno nella raccolta del sale a Salsominore, bene preziosissimo soprattutto per la conservazione della carne. Tutto il Borgo parla delle genti che ci hanno vissuto e che lo hanno animato. La chiesa di San Giorgio era ricca di affreschi salvati solo in parte, che testimoniano la devozione di questo popolo e l’impegno, anche economico, che è stato speso dalla gente di Vigoleno per preservare e trasmettere ai posteri un bene prezioso che era la loro fede.
Come nelle città del medioevo si costruivano le cattedrali, ornate ed affrescate investendo i soldi che derivavano dal lavoro dei cittadini, così Vigoleno nel suo piccolo ha costruito una parrocchiale che è certamente il frutto del sacrificio di intere generazioni.
Questa chiesa possiede al suo interno affreschi medioevali di rara bellezza che testimoniano come Vigoleno non fosse estraneo al dibattito dell’arte che attraversava tutto il territorio italico nel duecento con Giotto nella pittura l’Antelami nella scultura e tanti altri scultori minori che hanno operato nel territorio parmense in questo periodo, si veda a questo proposito l’altorilievo sulla facciata della Chiesa, sopra il portale di ingresso, che rappresenta San Giorgio che uccide il drago, che la studiosa Lorenza Cochetti Pratesi mette in relazione con la Deposizione della recinzione presbiteriale e l’Ascensione delle lastre della Pieve di Bardone. L’opera di Vigoleno sembra effettivamente opera della stessa mano.
Gli stessi Scotti non sono estranei al rinnovamento rinascimentale quando il Conte Alessandro Maria Scotti Douglas, figlio di Guglielmo e della Signora Antonia di Campofregosio, dopo la metà del 1500 fece restaurare e abbellire l’Oratorio sulla piazza della fontana che era stato riedificato nel 1389 dal Conte Francesco Scotti figlio di Cristoforo.
È quasi certamente del XVII secolo anche il Nartece in forma di porticato che c’era davanti alla chiesa di San Giorgio, demolito in epoca recente, che si può vedere in rare foto d’epoca.
In questa rara foto si vede la facciata della chiesa di San Giorgio poco tempo dopo che era stato demolito il Nartece. Si possono infatti vedere i buchi lasciati dalla rimozione della copertura del porticato. Osservando però attentamente l’andamento dei mattoni di facciata si può notare che la parte centrale della stessa è leggermente in rilievo a denunciare che probabilmente in epoca medioevale vi era un protiro sostituito poi dal Nartece rinascimentale.
Oggi la facciata è stata sistemata e rimane solo il portale medioevale che presenta una strombatura caratterizzata da colonne arricchite da capitelli che richiamano lo stile corinzio, al centro del portale l’alto rilievo di San Giorgio che uccide il drago di scuola antelamica e due figure umane che sorreggono l’architrave di ingresso alla Chiesa.







