A BARANI GIUSEPPE
Barani Giuseppe nato il 27 febbraio 1924, figlio di Igino Barani, abitava ai Melesi di Vigoleno. Giuseppe dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 scelse di unirsi ai partigiani che sulle nostre montagne erano già numerosi. Aderì al distaccamento “Silva” della 62a Brigata garibaldina che era di stanza a Vigoleno al comando di Antonio Ferrari detto “Tobruk” e con questa brigata certamente partecipò alla Battaglia di Castelnuovo Fogliani dove all’alba del 28 dicembre 1944 questo distaccamento, informato dell’arrivo da Parma di un gruppo di artiglieria della Divisione Italia della Rsi diretto al Monastero di Castelnuovo Fogliani, decise di attaccare battaglia, impiegando anche il distaccamento “Tavani”, comandato da Guido Maserati detto “Tarzan”. Vorrei ricordarlo per un atto eroico che compì verso la fine del conflitto con il solo scopo di evitare inutili spargimenti di sangue. Quando arrivarono infatti gli americani vicino a Fiorenzuola prima di entrare in città, come avevano già fatto a Fidenza con una battaglia cruenta, chiesero ai partigiani di intervenire. In buona sostanza un partigiano avrebbe dovuto recarsi al comando dei tedeschi con una bandiera bianca per chiedere la resa dei tedeschi. Andò Giuseppe Barani, mettendo a rischio la propria vita, munito di bandiera bianca a chiedere ai tedeschi la resa senza alcun spargimento di sangue, che avrebbe aggiunto inutile sofferenza a tutta quella che si era già provata. Il comando rispose a Giuseppe che si sarebbero arresi soltanto ad un ufficiale americano e non a un partigiano, così Giuseppe torno dagli americani e la guerra, almeno a Fiorenzuola si concluse senza ulteriori sofferenze. Il Gesto di Giuseppe lo voglio ricordare perché secondo me non fu dettato da spregio della propria vita e di quella altrui ma dalla necessità di chiudere un capitolo fatto di sofferenze lasciando da parte l’odio e il rancore che avrebbero potuto accendere gli animi di una battaglia finale. Quella bandiera per me significa che è stato anche ambasciatore di pace. Così lo voglio ricordare fiero della sua scelta, di aver combattuto, ma anche di aver salvato delle vite attraverso quel semplice gesto.
Antonio Barani
A MIO FRATELLO E IN RICORDO DI ITALO
Barani Egidio classe ’20, abitante alla Costa di Vigoleno era stato chiamato militare intorno ai vent’anni come prevedeva il Testo Unico delle leggi sul Reclutamento del R. Esercito – Approvato con Regio Decreto il 5 agosto 1927 – Anno V, n. 1437. Egidio fu mandato prima a Piacenza e poi inviato in Piemonte ai confini con la Francia, perché l’Italia era entrata in Guerra a fianco della Germania e la Francia era un nostro nemico. Fu poi trasferito a Treviso dove lo raggiunse l’armistizio dell’8 settembre del 1943. Egidio non aderì alla Repubblica di Salò e si fece arrestare come avvenne per la stragrande maggioranza dei militari italiani. I tedeschi lo portarono in Germania e più precisamente a Berlino. Qui venne messo a lavorare prima in una fabbrica di cemento che venne presto bombardata, il conflitto bellico era entrato nelle sue fasi più cruente e Berlino fu teatro di continui bombardamenti. Egidio finì a fare il carpentiere ed è in questo periodo che per caso incontrò a Berlino un suo compaesano di Vigoleno Italo Sesenna che prima della guerra abitava al Groppo di Vigoleno. Egidio raccontava che il ritrovarsi in terra straniera fu come tornare a casa, i racconti, i ricordi, le amicizie. Si perché in un paese, per quanto
grande ci si conosce tutti e nonostante tutto ci si aiuta. Fu tanta la gioia di sapere che non erano soli ma con qualcuno che poteva capire la nostalgia di casa. Soli durante la guerra sotto ai bombardamenti.
Egidio e Italo si poterono incontrare più volte in quei mesi a Berlino e il Natale del 1944 lo passarono insieme, non ci sono parole per descrivere cosa potranno aver provato, momenti fatti di parole ma anche di silenzi pieni di significato di ricordi, quando la mente viaggia alla ricerca di ciò che ha reso bella la nostra vita. Chissà a cosa stava pensando il povero Italo quando uno dei tanti bombardamenti del ’45 lo
colse facendolo morire a Berlino lontano dal suo Groppo. Egidio lo pianse come si piange un amico un fratello, qualcuno che rappresenta il miraggio del ritorno che sembrava non arrivare mai. Arrivarono i Russi e Egidio fu portato in Russia come prigioniero di guerra. Da Berlino a Varsavia a piedi e poi in treno nelle vicinanze di Mosca e da li sarebbe finito in Siberia ma alla fine ebbe la fortuna di essere tra quelli rispediti a casa. Fu l’ultimo a tornare a Vigoleno. I due fratelli di Pietra nera che erano nostri parenti non tornarono dalla Russia e così tantissimi altri. Egidio parlò spesso di Italo, era stato l’ultimo a vederlo vivo, quando ne parlava il ricordo era così vivido che piangeva sempre. Questa è la guerra, vite spezzate come piante tagliate senza alcun motivo che non ricresceranno mai. Vite che non potranno mai più generare altre vite.
Antonio Barani

