IL VIN SANTO DI VIGOLENO
In tutto il territorio piacentino il vino si produce sin dall’epoca romana, certamente con alti e bassi dovuti principalmente alle vicende politiche e famigliari che hanno caratterizzato questi territori.
La vigna però è fonte di nutrimento e di produzione di vini da epoca imperiale.
Vigoleno con Castell’Arquato sono borghi che si vanno fortificando nel medioevo ma che probabilmente esistevano già in forma di villaggio in epoca romana e dopo l’abbandono definitivo della città romana di Velleia si sono maggiormente sviluppati.
Il vino viene qui prodotto da secoli e i bianchi sono certamente i vitigni più antichi e autoctoni di questo territorio.
Che si consumasse vino nel borgo di Vigoleno è attestato già dal ‘500 in estratti e inventari del Castello e della famiglia Scotti Douglas. Anche negli archivi della parrocchia di San Giorgio a Vigoleno vi sono dei riferimenti a terreni coltivati a vite.
Le vigne a Vigoleno coprivano una estensione di 1578 pertiche che corrispondono a 120 ettari di terreno.
Il Vin Santo di Vigoleno è certamente un vino che si produce su questo territorio già nel XVIII secolo anche se i pochi riferimenti scritti pervenuti risalgono ai primi anni del XIX secolo.
Nel libro del dare e avere dei fittavoli di Vigoleno della famiglia Scotti Douglas si trovano due note nel 1826 che attestano l’esistenza del Vin Santo.
L’8 gennaio di quell’anno una nota riporta “…ricevuta uva da Vino Santo dal masaro pesi diecinove e mezzo in prezzo di lire due e soldi dieci”, la seconda nota dell’8 settembre recita “….ricevuta da Coloreti Antonio una da Vino Santo”. (Fondo Scotti)
Lorenzo Molossi nel suo “Vocabolario topografico di Parma, Piacenza e Guastalla (1832-1834)” scrive “il suolo produce principalmente grano, vino, legumi, castagne, indi grano turco, biada, frutta, funghi e poco fieno. Le uve, massimo le rosse, sono squisite; quelle di Bacedasco hanno molto grido; e i vin santi vengono meritatamente lodati” (occorre qui ricordare che Bacedasco agli inizi dell’ottocento era uno dei quartieri del Comune di Vigoleno).
Della fine dell’ottocento (1888) è una nota relativa all’affitto del torchio del castello di Vigoleno da parte di Alberto Scotti a Varani Enrico e Sozzi Amato “per la fabbricazione del Vin Santo ……, per la somma di lire 75, per anni tre”
Le fonti orali, raccolte nel libro di Vittorio Barbieri sul Vin Santo di Vigoleno, riguardano la famiglia Mangiavacca che conserva bottiglie del 1848 e che ricorda che era uso imbottigliare un certo numero di bottiglie di Vin Santo in occasione di una nascita che venivano poi regalate al nascituro una volta sposato.
I Volpicelli conservano una targa vinta all’Esposizione di Piacenza del 1908 (in occasione dell’inaugurazione del ponte sul PO), e un’altra ottenuta all’Esposizione Nazionale ed Internazionale di Torino del 1928.
Anche la famiglia Villa conserva una targa dell’Esposizione di Piacenza e anche una vecchia etichetta dove è menzionato il premio vinto all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906.
Il disciplinare del Vin Santo
Il Vin Santo di Vigoleno, per disciplinare, prevede un periodo di affinamento in botte tra i più lunghi della categoria a livello nazionale, è pari solo ad alcuni Vin Santi toscani Riserva e alcuni Vin Santi “Occhio di pernice” ottenuti da uvaggi rossi.
Il vino viene invecchiato minimo 60 mesi di cui 48 in caratelli di legno con capacità massima di 225 litri e 12 in bottiglia. Alcuni produttori lo tengono per più tempo, anche 10 anni di botte.
Il disciplinare prevede l’utilizzo di diversi uvaggi quali la Santa Maria, Melara (minimo 60%), Berverdino Ortrugo e/o Trebbiano Romagnolo (massimo 40%).
Alcuni produttori di Vin Santo di Vigoleno tendono però ad utilizzare prevalentemente la Santa Maria considerata la varietà più idonea a realizzare questo vino e una piccola percentuale di Melara.
Questo uvaggio di origini sconosciute è stato iscritto al Catalogo nazionale delle varietà di viti nel 1999. Secondo la tradizione orale questa varietà è tipica della Val d’Arda così come la melara.
L’area di produzione comprende la porzione collinare compresa tra la Valle d’Ongina e la Valle dello Stirone: partendo da nord in località Riocorto segue il ciglio destro del Torrente Ongina fino all’ansa in prossimità di quota 125, segue l’ansa e risale la carraia a quota 159, segue la strada dritta ad ovest di Colle San Giuseppe fino a quota 186 quindi la carraia scende a quota 182 sul confine comunale di Vernasca.
Segue poi il confine comunale fino ad incontrare il Torrente Stirone che segna il confine della provincia di Piacenza.
Verso sud l’area di produzione si identifica con il ciglio sinistro del Torrente Stirone fino ad incontrare lo stradello che conduce a quota 173 in località San Genesio, da qui prosegue poi lungo la strada comunale fino ai Trabucchi e poi lungo la stessa strada provinciale di Borla fino a quota 234.
Da qui poi sale la strada comunale dei Baroni passando per Perpiano e scende fino ad incrociare il ponte sul Torrente Ongina seguendo lo stesso fino al punto di partenza in località Riocorto.
Le uve vengono appassite su graticci prima della spremitura che può avvenire solo dopo il 1° dicembre dell’anno di raccolta, in modo da raggiungere un contenuto zuccherino non inferiore al 28%.
Non è ammessa l’aggiunta di solfiti e filtrazioni durante la vinificazione.
Il vino poi deve essere immesso al consumo esclusivamente in bottiglie “renane” con capacità di 0,375 – 0,500 litri, con tappo raso di sughero.
Al palato il Vin Santo è caratterizzato da un sapore dolce, pieno e potente con note di frutta secca e spezie. Al naso è intenso e aromatico con sentori di frutta secca, miele e spezie.
Il colore è ambrato e la gradazione alcolica è di 14%.
LE AZIENDE
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- Azienda Agricola di Stefano Ballarini
- Azienda Agricola Corsini
- Azienda vitivinicola Lusignani
- Azienda Agricola Paolo Loschi
- Azienda Agricola Perini
- Azienda Agricola Sesenna
- Cantina Visconti di Vigoleno